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Il calcio al tempo della crisi, sette mosse per venirne fuori PDF Imprimer Envoyer
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[Fonte Calciopress.net] Il calcio italiano, come quasi tutte le attività economiche e non, attraversa un grave periodo di crisi legato alla depressione economica globale. Sarebbe il momento giusto per attivare una serie di riforme volte a rivitalizzare un prodotto che rischia di andare lentamente alla deriva. Non occorrerebbe molto per centrare l’obiettivo. E’ anche una questione di scelte condivise e di volontà politica.<

1. Riforma dei campionati. Per la Figc guidata dal presidente Abete (di concerto con i presidenti della LNP, Beretta e della Lega Pro, Macalli), è prioritario impegnarsi a promuovere una riforma sempre più ineludibile del sistema calcio. Ciò in rapporto all’impoverimento delle risorse e all’abnorme numero di club professionistici che sgomitano per attingervi. In particolare, sembra necessario tagliare drasticamente il numero delle squadre che disputano i tornei di Prima e Seconda Divisione nazionale e che sono addirittura 90 (contro le 48 delle pari categorie inglesi). Il ridimensionamento dei format è preliminare a qualsiasi altro intervento, diversamente destinato a fallire se la pletora delle 132 società italiane non sarà corretta.

2. Struttura societaria. Andrebbe incentivata, con normative ad hoc, la costituzione di CdA nei quali trovino spazio elementi di spicco dell’imprenditoria locale e/o comunque legati al territorio. Ciò soprattutto nelle categorie minori, ovvero in terza e quarta serie nazionale. Un’opzione che dovrebbe coinvolgere anche i sindaci, in quanto tutori ultimi del “bene” squadra, al fine di realizzare la definitiva messa al bando di dubbi personaggi che si riciclano senza pudore alla guida dei club.

3. Potenziamento dei settori giovanili. La prima squadra dovrebbe utilizzare un certo numero di elementi provenienti dai vivai, strutture che andrebbero rilanciate proprio in funzione della scoperta e/o valorizzazione di talenti da inserire nella rosa della prima squadra. I vivai potrebbero diventare una delle principali fonti di autofinanziamento delle società, grazie anche alle sinergie tra i club di serie A e di serie B e le società della terza e quarta serie nazionale (oltre che della LND).

4. Riorganizzazione delle strutture logistiche. La costruzione dei nuovi stadi di proprietà è prioritaria per allineare il calcio italiano agli standard europei, come anche per incentivare entrate extra e consentire un comfort migliore agli spettatori. Gli impianti andrebbero affiancati da centri sportivi e foresterie, funzionali alle esigenze della prima squadra e al potenziamento dei vivai.

5. Attivazione di iniziative promozionali. Si deve incrementare il numero complessivo di presenze negli stadi e, soprattutto, incentivare l’afflusso di un pubblico giovane in grado di assicurare un ricambio generazionale che si sta inaridendo. Ciò potrà avvenire grazie al contributo di sponsors pubblici e privati che garantiscano tagliandi d’ingresso distribuiti a prezzi speciali agli under 16, associato a un’azione capillare all’interno delle scuole secondo programmi predisposti a livello federale e coordinati in ambito locale.

6. Coinvolgimento delle istituzioni locali. Comune, Provincia, Regione, Fondazioni bancarie, Fondazioni private, Associazioni industriali e di categoria andrebbero coinvolti nel processo di raccolta delle risorse economiche necessarie alla realizzazione di questo complesso di iniziative. La loro partecipazione dovrebbe essere organizzata in modo da ancorare gli investimenti al contesto territoriale della squadra.

7. Azionariato popolare. I tifosi sono i primi sostenitori della squadra e il vero fulcro dell'intero sistema (oltre che i tutori delle maglie). Per questa ragione andrebbero coinvolti nella gestione del club, consentendo l’acquisizione di quote societarie che rendano fattuale un controllo amministrativo dall'interno dei bilanci delle società.

Sergio Mutolo - www.calciopress.net

Commenti (1)add comment

Walter.Campanile said:

...
mi fa molto piacere che l'Azionariato Popolare cominci ad essere un elemento di riflessione. Fino a qualche mese fa ci prendevano per pazzi.... ma soprattutto si diceva che in Italia la legge non lo consentiva! Bene così... smuoviamo le acque.
09 January 2010

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